sabato 7 settembre 2013

Leoni d'oro





Come omaggio alla mostra del cinema di Venezia che è in corso proprio in questi giorni, oggi elenco i miei dieci film preferiti fra quelli che hanno vinto il Leone D'oro.












1 - Ordet - La Parola (Ordet), Danimarca, 1955, di Carl Theodor Dreyer. 
In testa ad una lista piena zeppa di capolavori metto questo testamento spirituale del grande Dreyer, un film che riflette più profondamente di ogni altro sul significato della vita umana e sul rapporto fra uomo e religione. E' la storia di Morten che vede la sua fede vacillare in quanto i suoi tre figli hanno preso strade inaspettate per lui, il primo è ateo, il secondo che ha studiato teologia crede di essere il nuove Messia ed il terzo si è sposato con una ragazza di una fede diversa dalla sua.







2 - Rashomon, Giappone, 1951, di Akira Kurosawa.
Questo film straordinario che inventò un vero e proprio nuovo linguaggio narrativo cinematografico, quello fatto di racconti della stessa storia vista da prospettive completamente diverse, è la pellicola che fece scoprire al mondo il grande talento di Akira Kurosawa, fino ad allora ignoto in Occidente.



3 - Hana-bi, Giappone, 1997, di Takeshi Kitano.
Un altro regista deve la sua fama al Lido, è Takeshi Kitano che mise in luce la sua vena migliore di attore e regista in questo noir disperato e cupo, in cui un poliziotto violento e sbrigatico strozzato dai debiti e sotto scacco della yakuza si deve occupare anche della moglie malata di leucemia.



4 - La grande guerra, Italia, 1959, di Mario Monicelli.
Ormai un must in questo blog, questo film è già apparso nella classifica dei Top Ten di Mario Monicelli, di Vittorio Gassman, di Alberto Sordi, dei film sulla Grande Guerra... Che dire ancora, un capolavoro che mescola sapientemente cinema bellico e commedia all'italiana.






5 - Giochi proibiti (Jeux Interdits), Francia, 1952, di René Clément.
Paulette una piccola orfana di guerra viene presa in cura dalla famiglia del piccolo Michel a cui la bimba si affeziona come un fratello maggiore.
I due combinanon una grossa marachella che fara arrabbiare i grandi, poi il destino li separerà. Uno dei film più deliziosi e delicati mai girati sull'infanzia.






6 - Bella di giorno (Belle de jour), Francia, 1967, di Luis Bunuel.
Il maggior successo commerciale di Bunuel ed uno dei suoi numerosi film scandalo. Qui c'è una splendida Catherine Deneauve nel ruolo di una borghese annoiata che per diletto si da alla prostituzione.







7 - La battaglia di Algeri, Italia/Algeria, 1966, di Gillo Pontecorvo.
Il capolavoro di Pontecorvo, un film in bilico fra finzione e documentario che racconta gli scontri fra indipendentisti e francesci in quel di Algeri. Il fatto che scontentò entrambe le parti è un grosso punto a suo favore. 




  
8 - The Wrestler, USA, 2008, di Darren Aronofsky.
Il migliore fra i recenti vincitori della kermesse cinematografica. Aronofosky girà un film sulla decadenza fisica e morale dell'America, il cui specchio è un deforme e magnifico Mickey Rourke nel miglior ruolo della sua carriera.



9 - Arrivederci ragazzi (Au Revoir les Enfants), Francia, 1987, di Louis Malle.
Preparate i fazzoletti, questo è uno dei più commoventi film mai girati sulla Shoa. In un collegio francese un gruppo di incolpevoli ragazzini vengono deportati perché ebrei. Una pugnalata nello stomaco di ogni spettatore.






venerdì 6 settembre 2013

Werner Herzog

Werner Herzog classe 1942, è stato insieme a Wim Wenders e Rainer Werner Fassbinder il principale esponente del nuovo cinema tedesco che si mise in luce a partire dagli anni '70. Mai banale, a volte criptico, spesso eccessivo, il cinema di Herzog può piacere o non, ma non lascia mai indifferenti. Scrittore, documentarista, regista teatrale, Herzog è artista eclettico ed assai interessante.










1 - Aguirre, furore di Dio (Aguirre, der Zorn Gottes), RFT/Perù/Messico, 1972.
Ispirandosi ad un fatto realmente accaduto, Herzog racconta la storia di Lope De Aguirre (Klaus Kinski) a capo di una spedizione di conquistadores spagnoli che discende il Rio delle Amazzoni in cerca dell' El Dorado. Per far capire l'importanza di questo film, Coppola ha dichiarato di essersi ispirato a questa pellicola per il suo "Apocalypse Now". Un film trascendente.





giovedì 5 settembre 2013

Universal Horror

Nel periodo d'oro di Hollywood alcune case di produzione erano spencializzate in particolari generi di pellicole, la Universal era nota a tutti per i suoi bellissimi film horror. In un periodo che va dal 1923 al 1956 questo grande studio cinematografico ha prodotto tantissimi film di questo genere, e soprattutto a creato i mostri che sono i pilastri dell'horror, quasi tutti poi hanno avuto svariati sequel e remake. Nella clip qui sotto un bel montaggio di tutti i mostri Universal.





1 - Frankenstein, USA, 1931, di James Whale.
Tratto dall'omonimo romanzo di Mary Shelley un capolavoro assoluto del cinema anni '30, con un indimenticabile Boris Karloff nei panni del mostro. Nonostante numerosi sequel e remake, questo prototipo rimane insuperato per bellezza, delicatezza e profondità, perché alla fine è la storia di un outsider un diverso che per questo è odiato e temuto.





 2 - La moglie di Frankenstein (Bride of Frankenstein), USA, 1935, di James Whale.
Al secondo posto della lista c'è il primo sequel del film di cui sopra, questo perché trattasi di un altro film di indiscutibile fascino, indimenticabile la meshata donna del mostro interpretata da Elsa Lanchaster che nella vita era coniugata con Charles Laughton. Altra perla della Universal. Questi due film sono stati l'oggetto della strepitosa parodia di Mel Brooks "Frankenstein Junior".






3 - L'uomo invisibile (The Invisible Man), USA, 1933, di James Whale.
Ancora un film diretto dall'inglese James Whale, trattasi della riuscita trasposizione filmica dell'omonimo romanzo di H.G.Wells. Claude Rains da voce a Jack Griffin ovvero l'uomo invisibile che appare brevemente solo verso la fine del film. Questa pellicola ha avuto ben sei sequel sempre targati Universal, ma solo il prototipo è all'altezza.






4 - Il mostro della laguna nera (Creature frome the Black Lagoon), USA, 1954, di Jack Arnold.
Durante una spedizione lungo il Rio delle Amazzoni gli esploratori si imbattono in una misteriosa laguna rimasta inalterata fin dalla preistoria in cui vive un misterioso essere metà uomo e metà pesce. Piccolo classico dell'horror anni '50, con due pessimi sequel.






5 - La mummia (The Mummy), USA, 1932, di Karl Freund.
Altro classico che ha generato quattro sequel Universal più tantissimi altri remake, parodie, ecc. Grande Boris Karloff, abilmente truccato, nel ruolo del sacerdote Imhotep riportato in vita da malcapitati geologi in quel di Tebe Egitto.






 6 - Dracula, USA, 1931, di Todd Browning.
Tratto dal romanzo di Bram Stoker è un film in realtà non perfetto, invecchiato maluccio, che però ha il merito di essere stato il progenitore di tutti quelli venuti dopo, soprattutto ha dato l'immagine iconografica di Dracula che poi è stata ripresa da tutti i film venuti dopo. Bela Lugo è Dracula per antonomasia. Cinque i sequel targati Universal.




7 - Il fantasma dell'opera (The Phantom of the Opera), USA, 1925, di Rupert Julian, Lon Chaney, Edward Sedwick e Ernest Laemmle (gli ultimi 3 non accreditati).
Prima e probabilmente migliore trasposizione cinematografica dell'omonimo romanzo di Gasto Leroux. Il protagonista è uno strepitoso e truccatissimo Lon Chaney nei panni di Erik il fantasma. Questo è uno dei pochi mostri che non ebbe sequel Universal, ma successivamente ed in epoche diverse ne sono stati fatti molti remake.









8 - L'uomo lupo (The Wolf Man), USA, 1941, di George Waggner.
Non è il primo film della serie come si pensa perché sullo stesso tema la Universal produsse "Il segreto del Tibet" (1935) è però sicuramente il capostipite della saga dei lupi mannari, tanto che ebbe quattro sequel e poi ne furono fatti innumerevoli remake. Non il miglior mostro della Universal ma sicuramente un film non privo di un suo fascino.






9 - Il gobbo di Notre Dame (The Hunchback of Notre Dame), USA, 1923, di Wallace Worsley.
 Ancora Lon Chaney è protagonista della trasposizione in immagini del romanzo "Notre-Dame de Paris" di Victor Hugo. Questo è considerato un mostro minore della Universal, ma rimane affascinante la ricostruzione in studio di Parigi e la prova di Chaney. Detto questo gli è sicuramente preferibile la versione del 1939 prodotta dalla RKO con il nome "Notre Dame".




mercoledì 4 settembre 2013

Gian Maria Volontè

Gian Maria Volonté (1933-1994) è stato uno dei migliori attori cinematografici del nostro cinema. Diventato famoso per il ruolo del cattivo nei western di Sergio Leone ha poi saputo costruirsi una carriera piena zeppa di ruoli memorabili che hanno esaltato le sue grandi capacità, specie in quel cinema sociale che ebbe grande risalto fra gli anni Sessanta e Settanta con registi come Elio Petri, Francesco Rosi e Damiano Damiani. Fra i numerosi riconoscimenti ricevuti vi è anche il Leone d'oro alla carriera nel 1991. Qui sotto l'interessante documentario su di lui dal titolo: "Un attore contro".





1 - La classe operaia va in paradiso, Italia, 1972, di Elio Petri.
Semplicemente splendido Volontè nei panni di Ludovico "Lulù" Massa, operaio specializzato che fa turni massacranti per potersi permettere i beni di consumo tanto anelati, fino a quando... Il film vinse il festival di Cannes e Volontè ottenne una menzione speciale per la sua formidabile performance.




2 - Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, Italia, 1970, di Elio Petri.
Altra prova superba nel ruolo del dirigente di polizia che indaga su un caso di omicidio fin troppo scottante. Il connubio Volontè/Petri diede ottimi frutti anche questa volta, grazie ad una sceneggiatura di ferro che fu pure candidata all'Oscar ed anche alla preziosa colonna sonora di Ennio Morricone. Il film vinse il premio della giuria a Cannes.





3 - Quièn sabe?, Italia, 1966, di Damiano Damiani.
Probabilmente il miglior spaghetti western extra Sergio Leone, in cui Volontè interpreta il ribelle messicano El Chuncho, più bandito che rivoluzionario, sicuramente personaggio straordinario per un film molto sottovalutato, che riflette seriamente, nonostante la forma sguaiata, sull'imperialismo americano in America Latina.

 4 - Porte aperte, Italia, 1990, di Gianni Amelio.
Tratto dall'omonimo romanzo di Leonardo Sciascia, sicuramente la migliore prova matura di Volontè, che qui veste i panni del giudice Vito Di Francesco che si oppone fermamente alla condanna alla pena di morte di un omicida, mettendosi contro tutti e rovinandosi la carriera. Per questo film vinse il David di Donatello.




5 - Il caso Mattei, Italia, 1972, di Francesco Rosi.
 A partire dall'incidente aereo che ne causo la misteriosa morte Rosi ricostruisce la vita del fondatore dell'ENI, personaggio di indubbio spicco nell'Italia dal dopoguerra in poi. Volontè fornisce un'altra prova magistrale, il film vinse il festival di Cannes ex-aequo con "La classe operaia va in paradiso" consacrondo definitivamente il talento dell'attore milanese.




6 - Uomini contro, Italia, 1970, di Francesco Rosi.
Accusato da molta critica di essere un po' troppo politicizzato, il film di Rosi ha però il pregio di essere una delle pochissime pellicole italiane che hanno saputo raccontare con efficacia la vita dei soldati italiani in prima linea durante la Grande Guerra. Volontè interpreta il tenente Ottolenghi, uomo disulluso dalla guerra e senza più speranza, che si oppone vanamente agli assurdi e punitivo ordini degli alti comandi.




7 - Sbatti il mostro in prima pagina, Italia, 1972, di Marco Bellocchio.
Trattasi di un film profondamente politico, molto interessante per capire la mentalità, le idee che circolavano in quegli anni. Volontè interpreta il redattore capo di un giornale di destra che cerca di incastrare un nemico politico di estrema sinistra per un caso di omicidio del quale in realtà è estraneo.



8 - Per un pugno di dollari, Italia, 1964, di Sergio Leone.

Il film che diede fama a Volontè è il capolavoro che inaugurò il filone del western all'italiana. Qui Gian Maria interpreta il ruolo di Ramon Rojo uno spietato assassino abilissimo nell'usare il fucile, un ruolo da villain del quale non è mai stato particolarmente fiero ma che invece calzava a pennello su di lui.




 9 - A ciascuno il suo, Italia, 1967, di Elio Petri.

Tratto dall'omonimo romanzo di Leonardo Sciascia, un intenso psicodramma con sfondo mafioso ambientato a Palermo. Volontè, che fu premiato con il nastro d'argento, interpreta l'insegnante di liceo dal passato comunista Paolo Laurana che indaga su un omicidio passionale i cui moventi ufficiali gli appaiono poco convincenti.




martedì 3 settembre 2013

La luna

Il nostro satellite ha affascinato da sempre persone comuni ed artisti di ogni campo, vediamo come il cinema l'ha saputa rappresentare. In questo caso la filmografia che ha al centro del plot la Luna è piuttosto scarna e quindi molti titoli dell'elenco non sono proprio dei capolavori.




1 - Moon, Regno Unito, 2009, di Duncan Jones.
Il film diretto dal figlio di David Bowie è uno dei pochi capolavori di fantascienza del nuovo millennio. Qui la Luna è protagonista con effetto straniante, è un posto solitario che può dar vita a fantasmi e paranoie di ogni tipo. Da vedere!







2 - Uomini sulla luna (Destination Moon), USA, 1950, di George Pal.
George Pal già autore dell'originale "Time Machine" è stato uno dei migliori autori del genere s/f degli anni '50, questo sottovalutato film racconta con mirabile puntiglio una missione spaziale con destinazione luna, come recita il titolo originale. All'epoca vinse l'Oscar per gli effetti speciali. Da riscoprire.







3 - Viaggio nella luna (Le voyage dans la lune), Francia, 1902, di Georges Melies.
Il primo film di fantascienza della storia del cinema, creato da Georges Melies è una pietra miliare dei primordi della settima arte. Oggi fa sorridere ma all'epoca era semplicemente rivoluzionario.








4 - Una donna sulla luna (Frau im Mond), Germania, 1929, di Fritz Lang.
Fritz Lang prima di emigrare in america realizzò questo poco conosciuto ma affascinante film che racconta di un viaggio proprio sulla Luna. Con i larghi mezzi della cinematografia tedesca dell'epoca Lang, dopo Metropolis regala un'altra perla del genere s/f.






5 - Base Luna chiama Terra (First Men in the Moon), Regno Unito, 1964, di Nathan Juran.
In questa discreta produzione britannica sono proprio gli inglesi i primi a mettere piede sulla Luna (vedi anche il titolo originale). Fantascienza d'antan che non brilla particolarmente.







5 - La morte viene dallo spazio, Italia, 1958, di Paolo Heusch.
Quello che è considerato il primo film di fantascienza della storia del cinema italiano racconta di una missione ONU per conquistare la Luna. I risultati saranno però piuttosto tragici.










7 - Totò sulla Luna, Italia, 1958, di Steno.
Divertente parodia dei film fantascientifici in voga negli anni '50 con uno scatenato Totò e come spalla un simpatico Ugo Tognazzi. Non irresistibile ma comunque per gli amanti del genio napoletano un piccolo cult.









8 - Luna zero due (Moon Zero Two), Regno Unito, 1969, di Roy Ward Baker.
Presentanto com il primo western fantascientifico, il film, che racconta della colonizzazione lunare nell'anno 2021 e di un mondo pionieristico, è in realtà non troppo riuscito e riscosse anche uno scarso successo di pubblico. Prodotto dalla inglese Hammer, casa di produzione specializzata nel genere horror.








9 - Oblivion, USA, 2013, di Joseph Kosinski.
Questo film vede la Luna attrice non protagonista, in quanto la sua distruzione è stata una delle cause dela fine della vita sulla terra. Questo è il motivo per cui finisce qui in fondo.






lunedì 2 settembre 2013

John Huston

John Huston (1906-1987) è stato un regista, ma anche sceneggiatore ed attore, fra i più importanti del cinema americano, autore fra il 1941 ed il 1987 di 36 lungometraggi alcuni dei quali entrati a far parte della storia del cinema. In carriera ha vinto 2 Oscar, uno come miglior regista ed uno come miglior sceneggiatore. E' noto anche per essere il padre dell'attrice Anjelica Huston.
Qui sotto un bel montaggio dei suoi film che si trova sul tubo.








1 - Il mistero del falco (The Malteste Falcon), USA, 1941.
Dopo discreti successi come sceneggiatore Huston debutta alla regia portando sullo schermo il romanzo omonimo di Dashiell Hammett da lui stesso adattato per il grande schermo, e fa subito il botto, infatti questo film è un autentico cult movie che è considerato il progenitore di tutto il genere noir. Cast d'eccezione con Humphrey Bogart, Peter Lorre, Mary Astor e Sidney Greenstreet.





2 - Il tesoro della Sierra Madre (The Treasuer of the Sierra Madre), USA, 1947.
Huston adatta per il cinema il romanzo omonimo di B.Traven in quello che è probabilmente il miglior film mai girato sull'avidità umana. Qui un paio di sbandati americani convicono in Messico un vecchio cercatore ad accompagnarli alla ricerca dell'oro. Il cineasta americano vinse per questo film l'Oscar come miglior regista e sceneggiatore, un'altra statuetta andò al padre Walter Huston come miglior attore non protagonista mentre rimase all'asciutto un grande Humphrey Bogart.





3 - Giungla d'asfalto (The Asphalt Jungle), USA, 1950.
 John Huston sceneggia e dirige un altro noir ormai entrato a far parte della storia del cinema. Il ladro Doc appena uscito di galera organizza il colpo della vita, la rapina di una gioielleria, scegliendo meticolosamente tutti i componenti della banda, e tutto sembra filare liscio, ma...
Grande film!






4 - Città amara - Fat City (Fat City), USA, 1971.
Huston, che era stato un buon pugile dilettante in gioventù, dirige un film sulla boxe girato tutto dalla parte dei perdenti, i due protagonisti sono infatti due atleti uno a fine carriera e l'altro con ambizioni che verranno ben presto frustrate dai disastrosi esiti dei suoi incontri. Capolavoro molto sottovalutato.





5 - La regina d'Africa (The African Queen), USA, 1951.
Spettacolare commedia avventurosa con protagonisti Katherine Hepburn ed Humphrey Bogart. Il film è straordinario per l'ambientazione africana, l'insolito duetto di protagonisti ma soprattutto incredibile fu la sua lavorazione, con Bogie e Huston dediti ad alcol e caccia grossa ed Hepburn e troupe colpiti irrimediabilmente da una forte dissenteria. La lavorazione di questo film ispiro il libro "Cacciatore bianco, cuore nero" ed il successivo film di Clint Eastwood, nonché un libro in cui la Hepburn raccontò le disavventure della lavorazione.

6 - L'onore dei Prizzi (Prizzi's Honor), USA, 1985.
Amore e mafia sono protagonisti di questo dramma dai dialoghi brillanti che vede protagonisti Jack Nicholson ed Anjelica Huston. Il film ricevette ben 8 nomination ai premi Oscar ma l'unica a tornare a casa fu Anjelica come miglior attrice non protagonista. Curioso destino quello di John Huston che ha diretto padre e figli nei film che li hanno visti trionfare agli Academy Awards. 



7 - L'uomo che volle farsi re (The Man Who Would Be King), USA, 1975.
Huston riuscì dopo anni di tentativi a portare sul grande schermo l'omonimo romanzo di avventure esotiche di Rudyart Kipling, il risultato è un film spettacolare, prodotto con grandi mezzi e con due grandi interpreti in Michael Caine e Sean Connery.




 8 - La notte dell'iguana (Night of the Iguana), USA, 1964.
Tratto dall'omonima piece teatrale di Tennessee Williams, un noir suo generis nel quale un ex prete cerca di riordinare la propria vita facendo la guida turistica in Messico e finendo suo malgrado per mettere la sua vita nelle mani di tre donne molto diverse fra di loro. Notevole il cast: Richard Burton, Ava Gardner, Deborah Kerr e Sue Lyon.




9 - Gli spostati (The Misfits), USA, 1960.
Amaro road movie noto più che altro per essere stato l'ultimo film della carriera sia per Marylin Monroe che per Clark Gable che sarebbero scomparsi da li a poco. Anche questo film ebbe notevoli problemi di produzione a causa dei ritardi cronici di Marylin sul set, fatto che innervosì non poco Gable.






domenica 1 settembre 2013

William Shakespeare

Le trasposizioni cinematografiche delle opere del grande poeta e drammaturgo inglese sono innumerevoli, per questo motivo ho deciso di stilare una classifica un po' particolare, ovvero di inserire il miglior film tratto da ogni opera, ovviamente limitandomi sempre ai migliori 10, quindi ci sarà un solo Amlteo, Otello, Macbeth, ecc. ecc.


1 - Amleto (Hamlet), Regno Unito, 1948, di Laurence Olivier.
Olivier è stato sicuramente l'attore ed il regista che ha maggiormente valorizzato Shakespeare al cinema, ed Amleto è uno dei suoi capolavori, tanto che all'epoca vinse ben 4 premi Oscar: miglior film, attore, scenografia e costumi. Oltre a quella di Olivier innumerevoli sono state le pellicole che hanno portato in scena l'Amleto fra cui almeno una segnalazione meritano le ottime versioni di Kenneth Branagh e Grigory Kozincev. Nella clip sotto Olivier nel classico monologo "Essere o non essere".





2 - Otello (The Tragedy of Othello: Moor of Venice), Italia/Francia/Marocco, 1952, di Orson Welles.
Straordinaria prova di attore e regista di Orson Welles che con questo film vinse meritatamente il Festival di Cannes. E' di gran lunga il miglior film tratto da questo dramma, a piste di distanza ricordiamo le più recenti trasposizioni firmate da Oliver Parker e Franco Zeffirelli.





3 - Ran, Giappone/Francia, 1980, di Akira Kurosawa.
Spettacolare e geniale trasposizione nel medioevo giapponese del "Re Lear" di Shakespeare, Kurosawa che già aveva adattato Macbeth nel suo bel "Il trono di sangue" realizza la sua opera matura più compiuta. Ricordiamo almeno altre due trasposizioni significative di questa tragedia, entrambe britanniche, quella di Peter Brook del 1971 e quella di Elliott del 1983 con l'immarcescibile Laurence Olivier come protagonista.




4 - Macbeth, Regno Unito, 1971, di Roman Polanski.
Sicuramente dopo Amleto il Macbeth è la tragedia shakespiriana che ha avuto maggiore successo a livello cinematografico, tanto che la scelta è stata assai difficile. Il film di Polanski e duro, spettacolare e profondo ma non da meno sono le trasposizioni firmate da Orson Welles nel 1948 e Akira Kurosawa (Il trono di sangue) nel 1957.



5 - Enrico V (The Chronicle History of King Henry the Fifth with his Battell Fought at Agincourt in France), Regno Unito, 1944, di Laurence Olivier.
Olivier mette in scena il dramma di Shakespeare partendo proprio da una rappresentazione teatrale con cui apre il film, ed da questo approccio scaturiscono anche i costumi ed il trucco. Grande film che all'epoca fu premiato con un Oscar speciale ad Olivier. Sullo stesso dramma è giusto ricordare anche il bel lavoro di Kenneth Branagh anche lui attore e regista del 1989.





6 - Riccardo III (Richard III), Regno Unito, 1955, di Laurence Olivier.
Terzo ed ultimo adattamento Shakespeariano di Olivier, che ancora una volta va a segno confezionando un dramma convincente dall'inizio alla fine. Di questo dramma ricordiamo anche le trasposizioni a firma Carmelo Bene, Richard Loncraine e quella atipica di e con Al Pacino.






7 - Giulio Cesare (Julio Caesar), USA, 1953, di Joseph L. Mankiewicz.
 Mankiewicz fu il primo a trasporre in immagini la tragedia dedicata al grande condottiero romano e si avvalse per questa parte di un grandissimo Marlon Brando affiancato da attori del calibro di james Mason, John Gielgud e Deborah Kerr. Il risultato è però leggermente inferiore alle attese benchè resti ben sopra la sufficenza. Le scenografie vennero premiate con l'Oscar. Da segnalare sullo stesso tema il bel film dei fratelli Taviani "Cesare deve morire" del 2012 tutto ambientato in un carcere.


8 - Romeo + Giulietta di William Shakespeare (Romeo + Juliet), USA, 1996, di Baz Luhrmann.
Per una delle tragedie più note di Shakespeare ho voluto premiare la versione moderna di Luhrmann che mi pare la più innovativa. Detto questo vanno comunque ricordate le trasposizioni classiche di Renato Castellani (1954) e Franco Zeffirelli (1968), quella interessantissima di Jiri Weiss (1959) ambientata in una Praga occupata dai nazisti e West Side Story (1961) che si ispira abbastanza chiaramente a Romeo e Giulietta.

9 - Molto rumore per nulla (Much Ado about Nothing), Regno Unito/USA, 1993, di Kenneth Branagh.
Kenneth Branagh è sicuramente l'unico degno erede cinematografico di Laurence Olivier e sarebbe stato ingiusto non inserire nella decina almeno un suo film. Questo non è ovviamente il suo miglior, Hamlet ed Enrico V si fanno preferire, però trattasi comunque di una gustosa commedia tragica in costume ben diretta e recitata.