martedì 24 aprile 2012

1982

1 - Blade Runner , USA, di Ridley Scott.
Tratto dal romanzo "Il cacciatore di androidi" di Philip K.Dick, uno dei migliori film di fantascienza di sempre. Oltre al notevolissimo impatto visivo, il film ha una vena malinconica e filosofica ed affronta temi importanti e fondamentali quali la morte ed il significato stesso di essere umani. Epocale.

2- Fanny e Alexander (Fanny och Alexander), Svezia/Francia/Germani Ovest, di Ingmar Bergman.
Nato come costosissimo sceneggiato televisivo, fu poi adattato e tagliato in una versione cinematografica. E' l'ultimo capolavoro del grande maestro svedese, ed anche il suo film più spiccatamente autobiografico, un viaggio di crescita e formazione ed anche un sunto sul rapporto fra l'uomo e l'arte. Bellissimo. Vincitore di ben quattro premi Oscar.


3- E.T. l'extra-terrestre (E.T. the Extra-terrestrial), USA, di Steven Spielberg.
Il film di maggior successo dell'anno è una favola fantascientifica vista tutta con gli occhi dei piccoli protagonisti. Spielberg ha un tocco leggero e magico nel raccontare l'innocenza del'infanzia contrapposta agli interessi e alle malizie degli adulti. E' diventato un classico.






4- Victor Victoria, Regno Unito/USA, di Blake Edwards.
"La gente crede a quello che vede", basta questo dialogo per inquadrare questa brillante commedia sul travestimento, nella quale Edwards dirige sapientamente la moglie Julie Andrews. che ottenne la nominations all'Oscar e vinse il Golden Globe per questo ruolo. La splendida colonna sonora di Henry Mancini e Leslie Bricusse si agiudicò l'Oscar.


5- Re per una notte (The Kng of Comedy), USA, di Martin Scorsese.
Amarissima commedia sulla spietatezza dello show business, e sulla cultura del successo che è stata il marchio di fabbrica di un certo decadente ed americanissimo modo di pensare, purtroppo esportato in tutto il mondo occidentale. Meravigliose le prove di Robert De Niro e Jerry Lewis. Il film fu comunque un clamoroso flop al botteghino.




6- Tootsie, USA, di Sidney Pollack.
Dustin Hoffman e Jessica Lange in una divertente commedia, anche questa en travesti. E' la storia di un attore che per avere l'agognata parte in una serie tv si finge donna, e incredibilmente funziona.






7- Gandhi, India/Regno Unito, di Richard Attenborough.
Magniloquente kolossal biopic che fece man bassa di statuette, ben otto alla notte degli Oscar, fra cui quella meritatissima per il protagonista Ben Kingsley. Un film classico, solido, ed efficace.










8- 48 ore (48 hours), USA, di Walter Hill.
La coppia Nick Nolte/Eddie Murphy fa faville in un action/comedy dai dialoghi scoppiettanti e dal ritmo travolgente, tipico del regista, che qui era nel pieno dei suoi migliori anni. Haq avuto anche un, dimenticabile, sequel.








9- Il verdetto (The Virdict), USA, di Sidney Lumet.
Niente di veramente originale, ma un solidissimo e ben recitato (dal grande Paul Newman) film giudiziario diretto dallo specialista del genere (vedi il capolavoro "La parola ai giurati") Sidney Lumet, sceneggiato dal bravissomo David Mamet e tratto dal romanzo omonimo di Barry Reed. Il film ricevette cinque nomination agli oscar senza vincerne nessuno.






10- Vieni avanti cretino, Italia, di Luciano Salce.
Il cinema italiano era in quegli anni in grande crisi, tanto che l'unica pellicola che ho incluso nella lista è questo divertentissimo film comico, il migliore interpretato da Lino Banfi. Girato a episodi e gag indipendenti molte delle quali davvero spassose.

lunedì 23 aprile 2012

Milano

La capitale del cinema italiano è Roma, e per questo motivo Milano è sempre passata, anche cinematograficamente, un po' in secondo piano. Ma di pellicole ambientate nel capoluogo lombardo c ne sono molte, alcune notevoli. Ecco il meglio.

1 - Rocco e suoi fratelli, Italia/Francia, 1960, di Luchino Visconti.
Non poteva non esserci il milanese Visconti in cima a questa classifica. Tratto dal romanzo "Il ponte della Ghisolfa" di Giovanni Testori, "Rocco e i suoi fratelli", è un melodramma che affronta molteplici tematiche, immigrazione, integrazione nella metropoli, amore, vendetta, odio, famiglia, un film che anche dopo mezzo secolo non ha perso affatto il suo smalto, quando si dice un capolavoro senza tempo.

2 - Miracolo a Milano, Italia, 1951, di Vittorio De Sica
Un film in cui la scena clou è in piazza duomo, entra di diritto nei primi posti della classifica. Tratto dal romanzo "Totò il buono" di Cesare Zavattini, che sceneggiò il film per l'ennesima collaborazione con il regista Vittorio De Sica. Una pellicola insolita, che si distacca parzialmente dal neorealismo imperante contaminandolo con una buona dose di fantasia e un po' di ottimismo alla Frank Capra. All'epoca fu bollato come sovversivo sia da destra che da sinistra. La scena qui a fianco ispirò Steven Spielberg per il volo della bicicletta in "E.T.". Vincitore del Grand Prix come miglior film alla quarta edizione del festival di Cannes.


3 - Milano calibro 9, Italia, 1972, di Fernando Di Leo.
Violento, spiccio, incisivo, il capolavoro del genere poliziesco all'italiana, che ha poi ispirato persino il lavoro di Quentin Tarantino. Tratto dai romanzi di Scerbanenco, ambientato in una Milano moderna e pericolosa. Strepitoso Moschin nel ruolo di Ugo Piazza, ma anche Mario Adorf è grande. Un film assunto ormai a livello di cult.


4 - Romanzo popolare, Italia, 1974, di Mario Monicelli.
Perfetto connubio fra melodramma sentimentale e commedia, il film di Monicelli è uno straordinario spaccato sull'Italia di quegli anni, vista con gli occhi del ceto operaio metropolitano, dove sono accentuati i temi dell'immigrazione e delle differenze culturali fra Nord e Sud. Straordinario il cast di protagonisti: Ugo Tognazzi (vero mattatore), Ornella Muti e Michele Placido. Agli splendidi dialoghi contribuì anche il bravissimo Beppe Viola che appare anche in un cameo.


5 - La mala ordina, Italia, 1972, di Fernando Di Leo.
Insieme a "Milano calibro 9" e "Il boss" fa parte della cosiddetta trilogia del milieu di Di Leo. Splendido poliziesco, violento e con un grandissimo Mario Adorf nella parte del protagonista, il piccolo sfruttatore Luca Canali, che dopo essersi visto massacrare la famiglia per un equivoco prepara la sua vendetta. I due killer uno nero ed uno bianco hanno ispirato a Tarantino la coppia di "Pulp Fiction".


6 - Totò, Peppino e la malafemmina, Italia, 1956, di Camillo Mastrocinque.
Il più famoso e divertente fra i film di Totò, quello della famosa lettera dei fratelli Caponi, per intenderci. Ha almeno due scene memorabili ambientate a Milano. Quella dell'arrivo alla stazione, imbacuccati come se stessero andando al Polo Nord e soprattutto quella dell'immagine qui a fianco dei deliranti dialoghi con il "ghisa". Otre mezzo secolo prima di "Giù al Nord" e simili derivati si rideva già sulle differenze culturali Nord-Sud.

7 - Fuori dal mondo, Italia, 1999, di Giuseppe Piccioni.
Il ritrovamento di un neonato sconvolge la vita di tre persone e fa vacillare ogni certezza. Un insolito viaggio di formazione ed introspezione ambientato in una Milano protagonista insolita e fugevole, splendidamente fotografata da Luca Bigazzi. Il film vinse ben cinque David di Donatello. Bravissimi Margherita Buy e Silvio Orlando.


8 - Milano odia: la polizia non può sparare, Italia, 1974, di Umberto Lenzi.

Uno dei vertici massimi del poliziottesco. Violento all'inverosimile, dinamico e con dialoghi stracult tipo: "Oh Giulio, non avrai mica fatto scemate?", "Nooo... ho sol ucciso tre uomini, due donne e una bambina!". Tomas Milian interpreta il protagonista Giulio Sacchi. In america uscì con l'emblematico titolo "Almost Human".


9 - A casa nostra, Italia, 2006, di Francesca Comencini.
In una Milano cupissima,fotografata ancora una volta da Luca Bigazzi una storia moderna dove il denaro è il fulcro attorno al quale girano le vite di personaggi che hanno perso ogni speranza o quasi. Ottimi interpreti per un film ingiustamente caduto nel dimenticatoio.



10 - La notte, Italia/Francia, 1961, di Michelangelo Antonioni.
Il capitolo centrale della trilogia dell'incomunicabilità di Antonioni è ambientato in una giornata dal mattino alla notte nella Milano del boom economico degli anni '60. Difficile ed ermetico, non ebbe all'epoca alcun successo di pubblico, mentre al contrario fece breccia nella critica raccogliendo l'Orso d'oro a Berlino oltre a numerosi premi in patria.


domenica 22 aprile 2012

Alfred Hitchcock

Dal cinema muto agli anni '70, dall'Inghilterra agli Stati Uniti, la filmografia di Hitchcock percorre mezzo secolo di cinema, due continenti ed oltre cinquanta film diretti. Il genere, tranne qualche eccezione, è il thriller, di cui il nostro è stato il maestro indiscusso. Selezionare solo dieci film è stato arduo ed è un peccato aver escluso i film del periodo inglese, chiaramente di un livello inferiore anche se interessanti, specie "Il pensionante" ed "Il club dei 39".


1 -  Psyco (Psycho), USA, 1960. 
HItch sconvolge tutte le regole del genere, dirigendo un film che ha fatto la storia. La protagonista muore inopitamente, nella celeberrima scena della doccia (qui a fianco) a metà film. Anthony Hopkins sarà per sempre Norman Bates. Ecco cosa disse Truffaut a proposito di Psyco: "In Psyco del soggetto mi importa poco, dei personaggi anche: quello che mi importa è che il montaggio dei pezzi del film, la fotografia, la colonna sonora e tutto ciò che è puramente tecnico possano far urlare il pubblico. Credo sia una grande soddisfazione per noi utilizzare l’arte cinematografica per creare una emozione di massa. E con Psyco ci siamo riusciti. Non è un messaggio che ha incuriosito il pubblico. Non è una grande interpretazione che lo ha sconvolto. Non è un romanzo che ha molto apprezzato che l’ha avvinto. Quello che ha commosso il pubblico è stato il film puro".




2 - La donna che visse due volte (Vertigo), USA, 1958. 

Love story e thriller si mescolano in un capolavoro pieno di rimandi ed ossessioni. Il tema del doppio, che da sempre ha affascinato scrittori e cineasti è mirabilmente sviluppato (vedi i numerosi specchi sparsi che appaiono nel film) e tutta la pellicola ha un'aurea misteriosa, HItch come sempre usa la location, in questo caso San Francisco e dintorni, per creare l'atmosfera giusta. Indimenticabile Kim Novak, e magnifico James Stewart che dovrà vedersela con il suo passato e le sue fobie.




3 -  Intrigo internazionale (North by Northwest), USA, 1959. 
Il titolo è un nonsense, e tutta la storia ruota attorno ad un gigantesco McGuffen, come disse Hitch, ovvero un pretesco farlocco che spieghi il comportamento dei protagonisti. Nonostante ciò questo film è di diritto entrato nella storia del cinema per le numerose sequenze da antologia, una per tutte la scena di Cary Grant inseguito da un aereo in uno spazio aperto,    che ribalta tutti gli assunti della paura, buio e claustrofobia. Le scene finali sul monte Rushmore sono un capolavoro e il finale ammiccante con il treno che entra in "galleria" ironico e metaforico.


4 - La finestra sul cortile (Rear Window), USA, 1954. 
Il cinema è, in un certo modo una forma di voyerismo, la finestra sul cortile ne è la sublimazione totale. Girato in maniera mirabile su un set ricostruito tutto in studio, un thriller claustrofobico ed originalissimo. Centrate su questo film le osservazioni di Giorgio Simonelli: "Non tanto il voyeurismo, né come patologia, né come sostituzione metaforica presente nella condizione esistenziale umana, è ciò di cui tratta il film, come sostiene certa critica, ma la visione, in tutta l'ampiezza e la complessità dei sensi del termine." La vita e il teatro, la fotografia e il cinema, gli occhi e il cannocchiale, la macchina fotografica e la cinepresa ma anche la negazione del vedere: l'accecamento dell'omicida con i flash, il sonno che ogni tanto chiude gli occhi a Jeff".


5 - Notorious, l'amante perduta (Notorious), USA,  1946. 
Una delle più belle love story della storia del cinema ed insieme un thriller spionistico di primissimo livello. Il lunghissimo bacio fra Cary Grant e Ingrid Bergman è considerato il più lungo della storia del cinema. Da antologia il lungo piano sequenza della chiave durante la festa. Ancora Truffaut trova le parole giuste per quest'opera:"Contiene poche scene ed è di una purezza magnifica; è un modello di come dovrebbe essere costruita una sceneggiatura. In questo film Hitchcock è riuscito ad ottenere il massimo degli effetti col minimo di elementi".




6 -  Gli uccelli (The Birds), USA, 1963. 
Dal punto di vista visivo  sicuramente il più spettacolare fra tutti i film del grande regista britannico. Un thriller angosciante dove la natura si ribella inspiegabilmente all'uomo. Mirabile la realizzazione, non priva di incidenti, specie considerando che all'epoca gli effetti speciali erano solo di tipo artigianale. Il film è una parziale riproposizione di un racconto di Daphne du Maurier. In una cittadina del Nord della California gli uccelli impazziscono ed attaccano gli uomini. " Ma signora, assalire è una parola un po' grossa: gli uccelli non hanno mica l'abitudine di assalire la gente senza motivo" dice lo sceriffo locale. Si sbagliava di grosso.


7 - L'altro uomo, riedito come Delitto per delitto (Strangers on a Train), USA, 1951. 
Altro gioiello firmato Hitch. Uno sconosciuto si propone di uccidere la moglie di un noto tennista che vorrebbe il divorzio dalla moglie fedifraga, ma lui poi in cambio dovrà uccidere il padre despota. Il tennista non accetta la proposta ma sarà coinvolto suo malgrado nell'assurda idea. Indimenticabili le sequenze finali al luna park, girate senza effetti speciali, ed infatti Hitch dichiarò: "La sequenza della giostra mi fa sudare ancora oggi. L'uomo del luna park, l'omino che striscia sotto la piattaforma, ha veramente rischiato la vita. Se avesse alzato la testa di cinque millimetri sarebbe rimasto ucciso e non me lo sarei mai perdonato. Non rifarò mai più una scena di questo tipo.".






8 -  L'uomo che sapeva troppo (The Man Who Knew Too Much), USA, 1956.
Remake del film omonimo che lo stesso Hitchcock girò in Inghilterra nel 1934. Il regista questa volta dispone dei mezzi giusti per girare un bel dramma spionistico, pieno di sequenze spettacolari e tensione. Almeno due le sequenze passate alla storia: quella del concerto in cui avverrà l'omicidio nell'unico momento in cui suonano i piatti e quella finale sulle note di "Whatever Will Be Will Be" cantata da una bravissima Doris Day.




9 - Rebecca, la prima moglie (Rebecca), USA, 1940. 
Tratto dall'omonimo romanzo di Daphen Du Maurier è il primo film americano di Hitchcock, che dovette scendere a compromessi con il potentissimo produttore David O.Selznick, quello di "Via col vento". Nonostante i dissidi fra i due il film è un thriller angosciante e visionario che si ricorda soprattutto per l'alone cupo e misterioso che aleggia spettrale sulla casa della povera protagonista. Straordinaria la prova della "cattiva" governante interpretata da Judith Anderson. Vinse due Oscar: miglior film e fotografia.






10 - La congiura degli innocenti (The Trouble with Harry), USA, 1955. 
Per finire un giallo che in realta è una black comedy divertentissima e surreale interpretata da uno stuolo di caratteristi in stato di grazie e da una giovane e bravissima Shirley MacLaine, ventunenne esordiente. Nella sonnolenta campagna del Vermont viene trovato un cadavere, ma nessuno sembra dargli molto peso. Forse uno dei film meno conosciuti del regista inglese, sicuramente il più brillante e spensierato.

sabato 21 aprile 2012

Stephen King

Stephen King è forse il romanziere contemporaneo che ha avuto più trasposizioni cinematografiche, se ne contano poco meno di 50 comprese miniserie e film per la tv, molte delle quali di notevole spessore, che come nella sua pagina scritta hanno indagato avvalendosi di un pizzico di magia nella coscienza dell'America più profonda. Il cinema tratto da King è magico, sorprendente, spaventoso e spettacolare ma (quasi) mai noioso.

1 - Shining (The Shining), USA, 1979, di Stanley Kubrick.
Al primo posto non poteva non esserci il thriller capolavoro firmato da Stanley Kubrick, questo nonostante Stephen King gli abbia sempre rimproverato di aver stravolto il senso del suo romanzo, tanto da averne voluta produrra una nuova versione, peraltro in realtà pessima. Jack Torrance è la sua discesa nella follia fanno parte ormai della memoria collettiva di ogni appassionato del genere.



2 - Stand by Me - Ricordo di un'estate (Stand By Me), USA, 1986, di Ron Reiner.
Tratto dal racconto "Il corpo" contenuto nella raccolta "Stagioni diverse" è uno dei più riusciti film sull'adolescenza, dove trionfano l'amicizia, l'avventura ed una straordinaria voglia di vivere. Un film in antitesi con tutti gli stereotipi sui racconti di Stephen King, che non è solo il re dell'horror. Ambientato nel Maine, lanciò un giovanissimo River Phoenix.


3 - Le ali della libertà (The Shawshank Redemption), USA, 1994, di Frank Darabont.

Come il precedente è un altro capitolo della bella raccolta "Stagioni diverse". Darabont rende giustizia al bel racconto di King con un film carcerario metafora di vita, libertà e redenzione. Cast di altissimo livello in cui spicca un grandioso Morgan Freeman.







4 - La zona morta (The Dead Zone), USA, 1983, di David Cronenberg.
Quale miglior regista di Cronenberg per trasporre in immagini uno dei più brillanti e visionari film di Stephen King. Un viaggio nella mente, nel dolore, nella malattia ma soprattutto nel male che incombe con una lunga ombra sullo nostra società. Non a caso lo slogan del film è: "Nella sua mente il potere di vedere il futuro. Nelle sue mani il potere di cambiarlo".


5 - Il miglio verde (The Green Mile), USA, 1999, di Frank Darabont.
Fantasy, thriller e sottogenere carcerario si mescolano perfettamente in questo bel film tratto dal romanzo omonimo che King pubblicò a puntate nel 1996. Darabont confezione un film dalle atmosfere classiche, che tanto a sconvolgere tutto, basta il fantastico plot. Un'altra perla tratta dallo scrittore del Maine.



6 - Carrie - Lo sguardo di Satana (Carrie), USA, 1976, di Brian De Palma.
Non poteva mancare in lista un vero horror. De Palma porta sul grande schermo l'omonimo romanzo di King, e lo fa con indubbia abilità, portandoci dentro l'orrore vissuto da un'adolescente emarginata e cresciuta in un ambiente psicologicamente malato. Molte le scene da brivido assoluto. E' stata la prima pellicola tratta da un libro di questo scrittore.


7 - Misery non deve morire (Misery), USA, 1990, di Rob Reiner.
Tratto dal romanzo Misery, un thriller di grandissimo successo di pubblico e critica, che deve molto alla superba interpretazione di Kathy Bates, qui nel ruolo di Annie Wilkes, fan fuori di testa dello scrittore Paul Sheldon che ha un incidente automobilistico proprio vicino alla sua sperduta abitazione fra le montagne del Colorado, e di cui la donna si prende "cura".


8 - L'ultima eclissi (Dolores Claiborne), USA, 1995, di Taylor Hackford.
 E' ancora Kathy Bates la protagonista di questo dramma/thriller tratto dall'omonimo romanzo di King. Trasposizione fedele ed appassionante di una bella storia, con al centro un difficile rapporto madre e figlia ed i sensi di colpa legato ad un delitto commesso, ma che nasconde qualcosa di terribile e segreto.

9 - Christine, la macchina infernale (Christine), USA, 1983, di John Carpenter.
Tratto dall'omonimo romanzo, un horror di ambientazione giovanile, originale e molto divertente diretto da un grande specialista del genere. "Aveva qualcosa di sinistro. Era nata in un'oscura catena di montaggio. Christine. Una diabolica Plymouth Fury del '58. Aveva preso il controllo del suo giovane padrone, Arnie e il suo precedente proprietario non era più in vita per avvertirlo. Ora punta sull'unica persona che intralcia il suo cammino, Leigh, la ragazza di Arnie. L'altra donna", niente come lo slogan che lo ha lanciato può descriverlo meglio.

The Mist, USA, 2007 di  Frank Darabont.
Questo splendido horror è tratto dal racconto "La nebbia", incluso nella raccolta "Scheletri", è il terzo film di Darabont in lista, ed è ingiustamente una pellicola molto sottovalutata. In na cittdina di provincia dopo un brutto temporale una densa e misteriosa nebbia immerge tutti. I protagonisti che stanno facendo la spesa in un supermercato scopro l'orribile verità che li attende la fuori. L'atmosfera e l'orrore che traspira da ogni scena sono veramente notevoli. Da recuperare.



venerdì 20 aprile 2012

Calcio

Lo sport più popolare del mondo non ha mai avuto un grande riscontro al cinema, forse perché meno atletico e spettacolare di altri sport, e soprattutto meno americano, visto che la cinematografia made in USA ha dominato la produzione occidentale degli ultimi decenni. In ogni casa provo a segnalare i titoli migliori.

1- Fuga per la vittoria (Escape to Victory), USA, 1981, di Hugh Hudson.
Remake di un vecchio film sovietico è sicuramente il più spettacolare ed avvincente film mai girato su questo sport. Impagabile la presenza di veri campioni dell'epoca tra i quali Pelè, Ardilese Bobby Moore. Stallone fu allenato dal grande Gordon Banks per sostenere l'improbabile ruolo di portiere della squadra.


2 - Maradona by Kusturica , Spagna/Francia, 2008, di Emir Kusturica.
Kusturica documenta l'uomo e l'atleta Maradona usando il suo stile anarchico e surreale, confezionando il miglior documentario su un calciatore di sempre. Maradona ci appare con tutti i suoi pregi e le tante debolezze, fantastici i quadretti sul fanatismo che ha generato e l'ossessività con cui ci viene mostrato il gol contro l'Inghilterra nel mondiale messicano del 1986.


3 - Shaolin Soccer (Siu lam juk kau), Hong Kong, 2001, di Stephen Chow.
Il film è divertentissimo,  pieno di gag esilaranti, ma va visto solo nella versione originale sottotitolata, purtroppo il doppiaggio italiano affidato a veri calciatori è veramente pietoso. La voce dell'ex giocatore della Roma Tommasi, nel ruolo del protagonista è veramente inascoltabile. In ogni caso la miglior commedia di sempre sul mondo del calcio.



4 - Sognando Beckham (Bend It Like Beckham), Regno Unito/Germania/USA, 2002, di Gurinder Chadha.
Beckham è l'idolo della giovane Jess, ragazza di origine indiana immigrata a Londra con la famiglia, grande appassionata di calcio. Grazie alla casuale conoscenza di una giovane claciatrice, Jules, entra a far parte della squadra, peccato che entrambe prendano una cotta per Joe, il loro allenatore. Commedia sentimentale carina, anche se un po' convenzionale, che ruoto attorno a temi come l'immigrazione, l'amicizia, l'amore e lo sport. In evidenza una giovanissima Keira Knightley.



5 - Hooligans (I.D.), Regno Unito/Germania, 1995, di Philip Davis.
Fra i film che raccontano il calcio esiste a sua volta un sottogenere, ovvero quelli che parlano dei tifosi. Questa poco conosciuta pellicola inglese è efficace nel tratteggiare la violenza e le dinamiche delle frange più estrema dei supporter. La pellicola racconta la storia dell'ambizioso poliziotto John che viene infiltrato da Scotland Yard presso la tifoseria dell'immaginario Shadwell Town F.C., e che finisce nell'immedesimarsi un po' troppo nel suo ruolo.



6 - My Name is Joe, Regno Unito/Spagna/Italia/Germania, 1998, di Ken Loach. 
Il film racconta la storia di Joe, ex alcolista scozzese disoccupato e frustrato che nel tempo libero allena una scalcinata squadra di calcio del suo quartiere di Glasgow. Loach come sempre analizza con realismo la difficile situazione sociale degli ultimi, e confeziona l'ennemiso spaccato impietoso di una società ingiusta. In questa lista il film è al numero 6 solo perché il calcio non è davvero il centro focale della pellicola.


7 - Febbre a 90° (Fever Pitch), Regno Unito, 1997, di David Evans.
 Tratto dall'omonimo bel libro di Nick Hornby, è il film che tratteggia meglio le ossessioni e le manie del tipico tifoso (non ultras) di calcio, e come queste ne condizionino notevolmente anche la vita privata. La trasposizione cinematografica non è in ogni caso all'altezza della parola scritta, nonostante il bravo Colin Firth, nella parte di fan dell'Arsenal ce la metta tutta. Ne è stato fatto un remake americano ambientato nel mondo del baseball.


8 - Ultrà, Italia, 1991, di Ricky Tognazzi.
Ultrà è, ad oggi, l'unica pellicola che ha indagato in maniera efficace il fenomeno della tifoseria estrema in Italia. Il film racconta la trasferta di un gruppo di ultras della Roma a Torino per una partita contro l'odiata Juventus. Il film vinse l'orso d'argento per la regia al festival del cinema di Berlino e due David di Donatello.




9 - Ultimo minuto, Italia, 1989, di Pupi Avati.
Tognazzi, vero appassionato di calcio, interpreta Walter Ferroni manager tuttofare di una squadra di calcio che si barcamena nella lotta salvezza della nostra Serie A. Uno dei pochissimi film drammatici (forse l'unico) che analizza il dietro le quinte del calcio professionistico. Non tutto fila liscio, ma una discreta pellicola.



10 - L'allenatore nel pallone, Italia, 1984, di Sergio Martino.
Cinematograficamente modestissima, questa commedia con il passare degli anni è diventata un piccolo cult, soprattutto per via di gag e battute talmente ridicole da essere diventate memorabili per una generazione di italiani. La b-zona, la moglie Mara Canà, il brasiliano Aristoteles. Molti  fra giocatori, giornalisti ed allenatori del'epoca interpretano loro stessi. Dopo ben ventiquattro anni ne è stato girato un seguito che non ha ripetuto affatto il successo dell'originale.